Paese Situazione Italia

Situazione nazionale attuale dei giovani svantaggiati

 

In Italia, il termine giovani con minori opportunità viene utilizzato in riferimento a giovani che per diverse ragioni connesse alla propria condizione specifica incontrano maggiori difficoltà rispetto ai propri coetanei nell’accedere ai percorsi di educazione formale e non formale, nel pianificare un’eventuale mobilità, nel sentirsi dei cittadini attivi, nel dimostrare interesse verso la vita sociale, nella ricerca di opportunità e percorsi professionali a causa di una scarsa autonomia decisionale e mancanza di partecipazione alla società in generale.

Alcuni gruppi di persone, in particolare i giovani né occupati né inseriti in un percorso di istruzione o di formazione (NEET), hanno dovuto affrontare o stanno affrontando almeno una delle situazioni sopraindicate. Stando a un articolo pubblicato lo scorso dicembre dal blog collettivo online italiano Le Nius[1] e secondo i dati ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), in Italia ci sono circa 2.116.000 NEET. Significa che quasi un italiano su quattro di età compresa tra i 15 e i 29 anni non lavora né è iscritto a un corso di educazione formale o non formale.

In linea di principio, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che molti giovani italiani preferiscono godersi la propria vita viaggiando per il mondo o magari soffrono di depressione e si chiudono nelle proprie case senza dedicarsi allo studio o alla ricerca di un lavoro, ma può altresì rappresentare la lotta intrapresa dai giovani per liberarsi dalla propria condizione di NEET.

Per quanto concerne la distribuzione territoriale, le regioni meridionali presentano una quota di NEET più elevata. In Sicilia, Calabria e Campania la percentuale di NEET supera di parecchio il 30%, seguite dalla Puglia, dalla Sardegna, dalla Basilicata, dal Molise, dal Lazio, dall’Abruzzo e dalla Liguria (quota compresa tra il 20% e il 30%). Le regioni con la minore percentuale di NEET sono quelle del nord-est della penisola, riportanti dati leggermente superiori o uguali a quelli della media europea, seguiti da altre regioni centro-settentrionali che presentano quote che oscillano tra il 15% e il 20%.  Dal 2004 i dati Eurostat sono stati resi disponibili e a partire da quell’anno, quando l’Italia presentava una percentuale di NEET pari al 19,6%, questo dato ha continuato a innalzarsi: secondo l’ultimo aggiornamento dei dati  intitolato “I giovani né occupati né impegnati nell’istruzione e nella formazione per sesso, età e livello di istruzione (tassi NEET) [2]” nel 2018 nella fascia di età 15-34 anni il tasso in Italia era vicino al 25% del gruppo.

 

Le principali sfide che le/gli operatrici/tori giovanili affrontano durante il quotidiano svolgimento del proprio lavoro con giovani svantaggiati

Un delle principali sfide in Italia è stata rappresentata dalla drastica riduzione dei finanziamenti pubblici e dalla conseguente necessità di indipendenza da tali finanziamenti diversificando le risorse finanziarie (ad esempio, vendendo prodotti o servizi, individuando donatori e sponsor, crowdfunding o finanziamenti collettivi, ecc.), evitando al contempo strategie di gestione orientate verso la creazione di un mercato che minerebbe la missione sociale delle organizzazioni giovanili.

La mancanza di un supporto nazionale all’animazione socioeducativa in Italia si accompagna alla mancanza di un riconoscimento pubblico o della regolamentazione del ruolo specifico professionale assunto dall’operatrice/tore giovanile o dall’educatrice/tore informale dei giovani, il quale permetterebbe di raggiungere un senso di auto-determinazione sociale nel superamento delle barriere personali e sociali. Infine, il riconoscimento e la valutazione della pratica dell’animazione socioeducativa pare essere ancora allo stadio iniziale, benché le/gli operatrici/tori giovanili in Italia dimostrino un elevato grado di autonomia e siano in larga parte immuni alle interferenze e ai regimi burocratici.

 

Strumenti e metodologie che le/gli operatrici/tori giovanili utilizzano attualmente per promuovere l’inclusione dei giovani svantaggiati

In Italia raggiungere e coinvolgere i giovani con minori opportunità rappresenta una sfida cruciale nell’ambito dell’animazione socioeducativa ampiamente riconosciuta dalla Strategia per l’Inclusione e la Diversità nel settore della gioventù (Erasmus+) e da altri attori principali. Le ONG e le/gli operatrici/tori giovanili locali si sforzano continuamente per adeguare i propri canali di comunicazione e informazione alle esigenze e alle caratteristiche particolari dei giovani con minori opportunità.

La valutazione del lavoro svolto nell’ambito del progetto YEP- Young Enterprise Program ha individuato una serie di metodi efficaci per connettersi e stimolare l’interesse dei giovani a rischio. Uno di essi consiste nella preparazione di una breve lista di messaggi chiave da trasmettere ai giovani riguardo al processo di ricerca del lavoro e, più specificatamente, riguardo al concetto di imprenditorialità. L’imprenditorialità viene, quindi, definita come:

  • una capacità che può essere sviluppata non solo da chi è laureato o possiede conoscenze tecnologiche avanzate;
  • la possibilità di trasformare le idee in azioni;
  • la possibilità di trasformare le proprie passioni personali, per quanto semplici esse siano (come cucinare delle torte), in modi efficaci per sostenere se stessi finanziariamente;
  • un modo per acquisire maggiore consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza e dei propri obiettivi nella vita, nonché per rafforzare la fiducia in se stessi;
  • un modo per acquisire e sviluppare competenze e conoscenze utili nel mercato del lavoro in generale (anche nel caso in cui si decida di non diventare un/una imprenditore/imprenditrice);
  • l’opportunità di incontrarsi con le/i proprie/i coetanee/i e con persone con interessi affini per favorire il reciproco scambio di idee e integrare le proprie competenze.

Questa lista dimostra che certe volte dire le parole giuste può rappresentare un primo passo per offrire supporto e incoraggiare i giovani. Un altro utile strumento proposto dallo stesso progetto consiste nella sperimentazione del “social tutoring”. Il “social tutoring” costituisce un supporto individuale e personalizzato offerto a tutti i giovani che partecipano al progetto YEP. Rappresenta qualcosa di più del semplice tutoraggio di partecipanti in corsi di formazione e in programmi di incubazione, occupandosi dei giovani a 360 gradi e considerando le caratteristiche e le esigenze culturali e sociali di ciascun individuo. Il “social tutor” è una persona proveniente da contesti diversi in base all’organizzazione (operatrici/tori giovanili ma anche assistenti sociali, formatrici/tori, ecc.) che fornisce supporto ai giovani nel rispetto delle loro specificità, esigenze, talenti e potenzialità individuali.

 

Breve descrizione di buone pratiche nel campo dell’animazione socioeducativa rivolte ai giovani svantaggiati

Attualmente non vi è una chiara definizione dell’animazione socioeducativa o di ciò che si intende per “giovani”, né esistono leggi nazionali che riguardino questi due concetti. Tutte le leggi che trattano questo tema, sia a livello nazionale che regionale, dimostrano di avere idee diverse nel definire “i giovani”. In realtà, a seconda delle questioni trattate, ciascuna di queste leggi considera diverse fasce di età per individuare il gruppo di riferimento.

Le politiche giovanili italiane sono orientate verso due direzioni principali: da un lato, si rivolgono ai giovani  che partecipano al mercato del lavoro e, dall’altro lato, sono orientate alla prevenzione del crimine, delinquenza e abuso di sostanze stupefacenti. Sin dal 1997, le politiche riguardanti i giovani hanno prestato maggiore attenzione alla questione della promozione della socialità giovanile e dello sviluppo di servizi educativi e ricreativi, che promuovono attivamente la socialità dei giovani a livello nazionale[3].

Secondo il rapporto nazionale italiano “Working with young people: the value of youth work in the European Union” (2014) [4] (Lavorare con i giovani: il valore dell’animazione socioeducativa nell’Unione Europea), le organizzazioni che si occupano di animazione socioeducativa in Italia condividono numerosi valori, tra cui:

  • L’animazione socioeducativa non può essere vista solo come un modo per fornire risorse al mercato del lavoro;
  • Gli operatori giovanili non devono operare esclusivamente con giovani difficili, ma devono accompagnare e supportare piuttosto tutti i giovani per imparare a sfruttare pienamente il loro potenziale;
  • Le/gli operatrici/tori giovanili devono supportare la partecipazione attiva dei giovani alle attività organizzate a livello locale.

 

[1] https://www.lenius.it/giovani-neet/

[2] http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=edat_lfse_21

[3]   EU-NET COUNTRY FACTSHEETS http://eu-network.net/wp-content/uploads/2018/02/country-factsheets-eunet.pdf

[4] https://pdfs.semanticscholar.org/9276/e09d1bf094ebbc0895977ee5eca0be41c87e.pdf